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Lezione creola

STEFANO UNTERTHINER - Dicembre 2013

Tra i miei viaggi recenti ci sono le Seychelles. Lo scorso anno ho visitato questo piccolo Paese africano per un progetto sulla numerosa famiglia delle sterne: l'obiettivo è mostrare, attraverso le fotografie, come i cambiamenti climaticiinfluenzino le grandi popolazioni di sterne presenti ai tropici. È stato questo il mio secondo viaggio alle Seychelles.
 
Dieci anni fa, avevo esplorato parte dell'arcipelago settentrionale per documentare la grande biodiversità di queste isole. 
Le Seychelles sono infatti un vero paradiso naturalistico. Conosciuto in tutto il mondo per il mare e le spiagge, questo piccolo arcipelago è coperto da vaste foreste e ospita un’incredibile varietà di specie, molte delle quali endemiche. Le più celebri piante ornamentali tropicali, per esempio, sono originarie di queste terre: gelsomini, begonie, filodendri, buganvillee e decine di specie di orchidee e colorati rampicanti. In tutte le isole sono presenti specie animali rare: insetti, rettili, ma sopratutto uccelli. Il falco delle Seychelles, il pappagallo nero, il pigliamosche del paradiso, il merlo delle Seychelles; sull’isola di Cousin vive la capinera delle Seychelles; ad Aldabra è presente l’unico uccello non volatile dell’oceano indiano, il rallide dalla gola bianca. Una breve lista che annovera alcune tra le specie più rare al mondo.

Una meta turistica ambita, ma anche un Paese che ha la responsabilità di proteggere ambienti fragili e specie endemiche. Come ha saputo coniugare, questa piccola Nazione, la crescente domanda turistica con la conservazione della natura? Semplice, proteggendo il suo territorio. Dal 2011, oltre il 50% dell’arcipelago è protetto. Le Seychelles hanno così conquistato un importante primato: sono diventate il primo Paese al mondo a proteggere oltre la metà del proprio territorio. La notizia ha naturalmente fatto il giro del web, a cominciare dall’autorevole IUCN, l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (http://www.iucn.org/news_homepage/news_by_date/?7922/Half-ofSeychelles-islands-become-protected). Una bella pubblicità (e del tutto gratuita!) per un Paese che vive di turismo.

Ma l’esempio delle Seychelles non è isolato. Il Botswana (tutela oltre il 31%), l’Equador (25%), il Venezuela (altra nazione che protegge oggi il 50% della sua superfice), il Bhutan (28,3%), ma anche la vicina Austria (23%), sono alcuni dei Paesi che proteggono ampie porzioni del loro territorio (fonte: protectedplanet.net). L’Italia non è tra le nazioni virtuose: soltanto il 15% del nostro Paese è protetto. Troppo poco, sopratutto se si considera che il Bel Paese possiede la maggiore biodiversità in Europa.

Italia poco protetta, ma sopratutto senza cultura ambientale. E forse è proprio questa la causa di tutti i mali di cui soffre il nostro Paese: l’assoluto disinteresse ai temi ambientali di gran parte della nostra società e di chi la governa. In Italia, di ambiente si parla soltanto quando l’ennesimo dissesto idrogeologico riporta in primo piano l’impellente necessità di una maggiore cura del nostro territorio. Mentre la cultura ambientale dovrebbe essere insegnata nelle scuole. Ma se le politiche italiane di questi ultimi decenni hanno totalmente dimenticato l’ambiente (quand’è l’ultima volta che avete sentito un politico parlare di ambiente?), molto può essere fatto, a mio avviso, dalle singole regioni. Ispirandosi alla lezione creola che arriva dalle lontane Seychelles: non si deve aver paura di proteggere il proprio territorio. E quando lo Stato è assente (per non dire colpevole), le regioni devono intervenire. Sopratutto nella bella Italia: tanto ricca di specie animali e vegetali, di paesaggi, tradizioni, storia. Ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta su cosa tutelare per primo. 

Perché proteggere non vuol dire creare vincoli, ma opportunità. Avere un territorio protetto significa avere un territorio più bello e valorizzato, ma anche più sicuro. Investire sull’ambiente equivale a investire sul turismo, a creare posti di lavoro. E forse sarò un po’ idealista, ma credo che proteggere la natura di un Paese aiuti a diffondere felicità e speranza nella società. 
Qualcuno potrà dire che l’Italia non sono le Seychelles. Facile proteggere isolotti perlopiù disabitati. Allora concludo con un ultimo esempio. La Germania, la potenza economica che non sente la crisi, protegge attualmente oltre il 42% del proprio territorio. La speranza è che anche da noi i politici si accorgano presto che proteggere non è sinonimo di decrescita economica, ma di sviluppo.

Stefano Unterthiner, dicembre 2013

foto Unterthiner

Biografia
Stefano Unterthiner ha iniziato a fotografare la natura da ragazzo sulle Alpi italiane, in compagnia dello zio Paolo. Camosci, volpi e galli forcelli sono stati i suoi primi soggetti e il Parco Nazionale del Gran Paradiso la sua palestra. All'età di trent'anni, dopo aver ottenuto un dottorato di ricerca in zoologia, Stefano decide di dedicarsi a tempo pieno alla fotografia, diventando in pochi anni uno tra i più noti e apprezzati fotografi naturalisti. Oggi le sue immagini sono premiate regolarmente al Wildlife Photographer of the Year, il più grande concorso internazionale di fotografia naturalistica, e i suoi lavori sono pubblicati dalle più importanti riviste internazionali. Primo italiano a pubblicare un servizio completo sul National Geographic, dal 2009 Stefano ha cominciato a fotografare anche su incarico dell'autorevole rivista americana. Stefano viaggia regolarmente, in compagnia della moglie Stéphanie, alla ricerca di nuovi soggetti per le sue storie fotografiche. È specializzato nel racconto della vita degli animali, cosa che lo porta a trascorrere lunghi periodi a stretto contatto con i suoi soggetti; ma soprattutto, è profondamente coinvolto nelle problematiche ambientali con un particolare interesse per le relazioni uomo-natura. È membro dell'ILCP (International League of Conservation Photographers) e di The Photo Society.

www.stefanounterthiner.com