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Invito alla lentezza

STEFANO UNTERTHINER - Giugno 2012

Finalmente a casa! Dopo quasi due mesi trascorsi in Indonesia, al lavoro per il mio nuovo incarico per il National Geographic, faccio ritorno in Valle d'Aosta. Ho lasciato la piccola frazione dove vivo all'alba del 6 marzo, sotto una fitta nevicata, e la ritrovo in primavera. I prati in fiore, rondini e rondoni che sfrecciano nel cielo, il canto del cuculo nel bosco dietro casa. Succede al rientro da ogni lungo viaggio e anche questa volta non ha fatto eccezione: tornato a casa, ritrovo la mia vita “normale”: la famiglia, gli amici, il tempo libero e la routine del lavoro in ufficio (molto meno eccitante di quello di campo!). Ma sopratutto riscopro il piacere delle piccole cose di tutti i giorni: le lunghe passeggiate dietro casa, i lavori dell'orto, la tranquillità e i silenzi del piccolo villaggio di montagna dove vivo.

In quei primi giorni a casa, dopo una lunga assenza, mi trovo spesso a pensare a come potrebbe essere più semplice la vita di tutti noi se solo riuscissimo a vivere più lentamente. A riscoprire un maggiore contatto con la natura e i suoi ritmi. Ad avere più tempo per noi stessi e le persone che ci sono vicine. A vivere con meno tecnologia e più natura. Una vita meno virtuale (senza smartphone e tablet tra le mani!) e più attenta a tutto il bello che ci circonda. Un vivere meno egocentrico e più attento al prossimo. Una vita con meno auto e più biciclette e passeggiate; con meno “cose” e più persone, parole, cultura. Una vita un po' all'antica, potrebbe dire qualcuno. E forse è proprio quello a cui sto pensando. Una vita più lenta e semplice. Quella che ritrovo, che cerco, ogni volta che torno a casa tra le mie amate montagne valdostane; è quella che vi invito a scoprire in una delle tante vallate della Valle d'Aosta. Una scelta di vita, che ritrovo anche nelle parole del Dalai Lama: “Spendiamo di più ma abbiamo meno, comperiamo di più eppure godiamo meno. / Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; più comodità, ma meno tempo. / Abbiamo più istruzione, ma meno buon senso; più conoscenza, ma meno giudizio; / più esperti e ancora più problemi; più medicine, ma meno benessere. ... Abbiamo creato cose più grandi, ma non migliori. / Abbiamo pulito l'aria, ma inquinato l'anima. / Abbiamo dominato l'atomo, ma non i pregiudizi. ... È un tempo in cui c’è molto fuori dalla finestra, ma poco nella stanza.”

Ma in questi tempi moderni, dove tutto quello che conta è la prestazione, il profitto, la crescita a ogni costo, come fare a permettersi il “lusso” di rallentare? Come è possibile ipotizzare uno stile di vita che porterebbe a lavorare e consumare meno? Il saggista Maurizio Pallante ha elaborato il pensiero della decrescita felice (per maggiori informazioni, http://decrescitafelice.it). È questa, a mio avviso, la strada che dovremo in un futuro prossimo provare tutti insieme a percorrere. Una scelta di vita che porterebbe ad avere più rispetto per l'ambiente, ma anche per noi stessi (e forse a riuscire a essere più felici). L'ideologia della decrescita felice è una vera rivoluzione culturale, ma che nessun capo di stato, nessun ministro o uomo di potere sembra prendere realmente in considerazione. Possiamo però cominciare noi a fare qualche passo in questa direzione. Lentamente.