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Siamo tutti ambientalisti

Stefano Unterthiner, agosto 2013

Era il 2002 quando per la rivista OASIS realizzavo un piccolo reportage fotografico sulla Valle dell’Alleigne, nella Valle di Champorcher. Conoscevo già quei luoghi, e per realizzare le immagini del servizio passai qualche giorno in autunno tra i boschi e i pascoli di quella piccola valle meravigliosa che è l’Alleigne. In quell’articolo, Stefano Ardito, autore dei testi, scriveva: “Non ci sono vette di quattromila metri o ghiacciai. Il tetto della valle, il Monte Marzo, non supera i 2754 metri di altezza … Ma non è solo la quota a fare la bellezza di una valle. I fitti boschi di larici e le straordinarie fioriture, le antiche mulattiere affiancate da piccole cappelle e mayen, i tre ripidi gradini che precedono la conca dei Laghi Gelati fanno della Valle dell’Alleigne un luogo di grandissimo interesse”. Stefano Ardito precisava come la Valle dell’Alleigne fosse stata inserita dall’Unione Europea, dal Ministero dell’Ambiente e dalla Regione Valle d’Aosta tra i siti di interesse comunitario, e dunque tra i luoghi di particolare importanza per la biodiversità del continente europeo. Già allora non mancavano però le polemiche, che si sono riaccese in questi ultimi mesi, tra chi chiedeva l’apertura di una strada poderale per rilanciare l’allevamento nella valle, e chi invece si opponeva (con tanto di petizione che allora riuscì a raccogliere un migliaio di firme) e credeva che il sito potesse essere di grande interesse per il turismo e avere dunque un valore economico per tutta la comunità locale. La politica regionale di quegli anni pareva avesse capito l’importanza di preservare le poche aree della regione valdostana ancora intatte. “La Valle dell’Alleigne può farcela”, era la conclusione ottimistica di Ardito.

Oggi quelle parole sembrano essere smentite dai fatti. Le ruspe sono lì, nella Valle dell’Alleigne, ferme temporaneamente soltanto per un’ordinanza del Tar, ma intanto i lavori per la costruzione della poderale della “discordia” sono cominciati. Ambientalisti contro agricoltori. I primi, che chiedono che un sito di interesse comune venga tutelato; gli agricoltori, che rivendicano il diritto a una strada per accedere agli alpeggi “non più come nel Medioevo”, così dichiara uno degli interessati. Mi sorprende come il termine “ambientalista” venga ancora oggi visto con un’accezione negativa; per questo sì, siamo ancora nel Medioevo. L’ambientalista è considerato qualcuno di parte che vuole salvare il mondo (naturale) a discapito del progresso e del benessere economico. Ma non dovremmo essere tutti ambientalisti? Non dovremmo cominciare a evolvere verso una società che mette al centro del suo sviluppo l’ambiente in cui vive? E i primi ambientalisti, non dovrebbero essere proprio gli allevatori e gli agricoltori? Persone che vivono quotidianamente nella natura, almeno qui in Valle d’Aosta, ma soprattutto grazie alla natura. Gli uni contro gli altri: è sempre così quando si contrappongono interessi personali e tutela dell’ambiente. E’ la solita vecchia battaglia che ha avuto inizio nel dopoguerra e che ha ridotto l’Italia a una colata di cemento e asfalto. Salvo poche eccezioni, gli ambientalisti hanno sempre perso. Il “progresso” non si deve fermare, l’economia deve crescere continuamente e a qualunque costo: è questo il Mantra dei giorni nostri ripetuto con ossessione su tutti i media da economisti e politici. I risultati di questa politica economica sono evidenti, per chi ha voglia di vederli.

Il caso della poderale nella Valle dell’Alleigne dimostra che i valdostani (troppi valdostani, perché sono poche le voci che si sono levate a difesa di questa bellissima valle) non hanno ancora capito cosa rende davvero unica e attraente la Valle d’Aosta agli occhi di tanti turisti di tutto il mondo: la natura! Quella intatta e capace di far sognare ed emozionare, non quella domata e consumata dall’uomo.

Il mio augurio è che si possa trovare una soluzione che possa aiutare gli allevatori preservando però il territorio della Valle dell’Alleigne. Il fatto che ci sia dibattito, anche polemico, lo interpreto come un segno positivo. Un segno dei tempi che cambiano, del Medioevo che lentamente si allontana.